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Argomento di questi giorni e' la BIRMANIA,un paese del sud est asiatico,poco conosciuto ai molti distratti italiani medi,ma come capita spesso negli eventi mediatici di colpo ci ritroviamo un gruppo di intelettuali alle macchinette del caffe' che credono che leggendo un articolo sul giornale si possa capire la storia di un popolo e le varie lotte interne. Fare pronostici su chi vincerà questo pericoloso braccio di ferro (i rigorosi monaci interpreti dell’esasperazione di un intero popolo o i paranoici gerontocrati in stellette rinchiusi nella finta capitale Naypidaw) è difficile. C’è chi sostiene che vinceranno i generali, soffocando la rivolta nel sangue, nella repressione di cui sono maestri, o semplicemente facendo valere il peso delle minacce nei confronti di gente che conosce la brutalità e la capillare efficienza della macchina poliziesca del regime. C’è chi è invece certo della vittoria dei manifestanti, forti appunto di una solidarietà ideale del resto del mondo e dello spettro di nuove sanzioni economiche prospettate dall’Occidente al regime. “Popoli” guarda con attenzione all’evolversi della situazione. E’ normale che chi si occupa da qualche anno di portare aiuti umanitari ad una etnia perseguitata dalla giunta militare speri che l’aggressore venga indebolito, messo in crisi, ridimensionato dalla dissidenza interna. A “Popoli” interessa innanzitutto la sicurezza e la libertà per i Karen, che in questo momento sono ancora negate dai generali birmani. Ma siamo consci del fatto che questa sfida, chiunque ne sia il vincitore, porterà probabilmente nuovi drammi per le orgogliose genti delle colline dell’est. Personalmente, e forse troppo ottimisticamente, ho la sensazione che il regime abbia il tempo contato. Ci sono due motivi per cui mi lascio andare a tale speranza (conscio però di poter essere smentito nelle prossime ore da qualche decisione forsennata dei vecchi di Naypidaw). Il primo è l’atteggiamento dell’esercito in questa fase della protesta. Straordinariamente pacato negli interventi. Cinque, dieci morti, forse venti e qualche centinaio di arresti dopo diversi giorni di agitazioni sono un bilancio incredibile, in un paese in cui quotidianamente le forze armate investono i villaggi dell’est incendiando, stuprando e uccidendo. La grande manifestazione del 1988, alla quale parteciparono soprattutto studenti universitari e lavoratori di Rangoon, venne stroncata immediatamente dai fucili dei soldati: allora non si sparò in aria per disperdere i manifestanti. Si mirò alle teste dei birmani che osavano chiedere maggiore libertà. Diverse centinaia di vittime, c’è chi parla addirittura di 3000 morti. L’ odierna cautela dell’esercito potrebbe essere il prezzo pattuito per un passaggio di potere che risulti indolore per i vecchi generali. L’altro elemento che mi fa sperare in un non lontano cambiamento ai vertici dello stato è la presa di posizione della Cina, principale e indispensabile angelo custode della giunta militare. Pechino ha auspicato una ragionevole soluzione della crisi, invitando di fatto il governo di Rangoon ad evitare eccessive violenze. Non credo che la raccomandazione sia scaturita dal fastidio della leadership cinese per la vista del sangue (chiedete ai tibetani o ai dissidenti interni), quanto dalla considerazione che la Birmania, rappresentando un buon partner commerciale e un alleato strategico importante, va resa “presentabile” agli occhi delle altre potenze, USA in testa, con cui Pechino ha interesse a dialogare. Non va scordato che le Olimpiadi sono alle porte, e che l’ormai capitalista Cina cura molto il “look”. Il business, credo, vincerà la sfida. India, Cina, Tailandia, Singapore, Israele, più alcune importanti multinazionali occidentali hanno grandi interessi nel “paese delle mille pagode”. Il rischio di incontrare ostacoli di carattere diplomatico, problemi di immagine e legali (sanzioni) è forte, d’ora in avanti. Prima della marcia dei monaci tutti facevano quel che volevano, all’ombra del potente “Tatmadaw”, l’esercito birmano. La Unocal (l’azienda californiana amica dei Talebani durante la guerra che le milizie filo pachistane, foraggiate dal Dipartimento di Stato USA, conducevano contro il comandante Massoud) è da molti anni socia dei generali birmani. Il gasdotto di Yadana, costruito in partnership con la Total, attraversa territori “ripuliti” dalla presenza dei legittimi abitanti (Karen e altre etnie) grazie a violente azioni dei soldati di Rangoon. Israele da circa venti anni vende armi e “servizi” a esercito e sbirri birmani: si vede che la solidarietà, tra massacratori di popoli originari, è d’obbligo. New Delhi sta riempiendo gli arsenali del Myanmar in cambio del gas birmano, di cui la frenetica economia indiana ha estremo bisogno. Singapore ha stipato le sue banche di narcodollari provenienti dalle tasche dei trafficanti birmani e dei loro protettori in divisa. E la Tailandia (fedele alleato degli Stati Uniti) firma con Rangoon accordi milionari per costruire dighe e impianti idroelettrici sui fiumi che attraversano le terre dei Karen, destinate ad essere sommerse dalle acque. Non è escluso quindi che tutte le componenti della ambigua economia birmana premano sul governo perché questo inizi a considerare la possibilità di un negoziato con le forze democratiche. Per evitare danni alle loro redditizie imprese. E per continuare, in regime liberale, a rapinare le ricchezze del Myanmar, questa volta con altri complici. Infatti, i monaci stanno forse porgendo (più o meno inconsciamente) su di un piatto d’argento il Paese alle fameliche oligarchie britanniche, statunitensi e apolidi. C’è un forte legame che unisce la principale figura della dissidenza, Aung San Suu Kyi, alla Gran Bretagna. I circoli influenti, quelli della “esportazione della democrazia” a tutti i costi, sono particolarmente eccitati, in queste ore. E anche questo ci piace poco. Non ci pare infatti che le democrazie occidentali siano istituzioni particolarmente attente alle istanze fondamentali dei popoli che desiderano vivere preservando la propria specificità culturale. Se la piazza dovesse vincere, se il regime si dichiarasse disponibile a trattare con l’opposizione, se si preparasse un graduale cambiamento degli assetti politici, probabilmente nel giro di alcuni mesi verrebbe disegnata una “road map” verso la democrazia. Immaginiamo folle di “esperti” occidentali indaffarati a ristrutturare il sistema giudiziario, legislativo, economico del Paese. Sarebbero molto probabilmente ex dipendenti della Unocal e della Total, ex funzionari dell’antidroga statunitense impiegati per molti anni in Birmania in finte campagne di distruzione dell’oppio. O magari vecchi importatori svizzeri di rubini color “sangue di piccione”. Cosa succederebbe ai Karen in cerca di autonomia ? Verrebbero forse bloccati i progetti milionari che violentano la loro terra ? Verrebbero forse chiuse le fabbriche di eroina e di anfetamine contro le quali si sono così coraggiosamente battuti per tanti anni ? Verrebbe riconosciuto loro il diritto di chiamarsi “nazione” ? Temo che se dovessero continuare ad avanzare le loro legittime rivendicazioni, rifiutandosi magari di deporre le armi, da “combattenti della libertà”, come vengono ora definiti poiché si oppongono ad una dittatura, diventerebbero, per il baraccone mediatico internazionale governato dai soliti sovrani senza patria ne’ etica, dei “signori della guerra”, ovvero elementi terroristici che incomprensibilmente rifiutano le allettanti promesse della democrazia. Autodeterminazione, identità, tradizione: cosa sono per i freddi burocrati del parlamentarismo d’assalto ? Ma lasciamo la dimensione dei pronostici fantasiosi e torniamo ad oggi. I Karen, dimostrando ancora una volta una indole saggia e poco incline allo sciacallaggio, sono fermi, nella giungla, in attesa dello sviluppo della situazione. Agire subito con le armi avrebbe significato provocare i generali, costringere il regime ad una risposta violenta, avrebbe esposto i manifestanti al rischio di un bagno di sangue. Hanno invece fatto sapere che sono pronti (l’ordine è già arrivato ai comandanti operativi del KNLA), assieme alle truppe di altri gruppi etnici, a scatenare una grande offensiva contro il Tatmadaw in caso di repressione violenta della protesta dei monaci, nelle prossime ore. Non resta, per il momento, che attendere. Da parte nostra auspicando intanto la fine di una casta di macellai, trafficanti di droga, avidi affaristi senza scrupoli che ha affamato il suo popolo. La democrazia non c’entra. Vi sono stati nella storia regimi non democratici che hanno goduto del reale consenso popolare. Che hanno creato stati etici. Che hanno messo al primo posto il bene della nazione. Che hanno sfidato e combattuto le oligarchie criminali. Non è certo il caso della giunta birmana. Ne’ delle nazioni che in queste ore alla giunta stanno facendo la ramanzina, fingendo di non vedere quanto in fondo le assomiglino. Quel che verrà poi, è un’altra pagina di storia. Che “Popoli” spera verrà scritta dai Karen con lo stesso rigore, la stessa onestà e chiarezza di ideali che hanno accompagnato durante gli ultimi sessant’anni la loro lotta per la libertà. FONTE NOREPORTER.ORG
Nella lotta alla dittatura BIRMANA c'e' un popolo che vuole la liberta',ma nascosti e combattenti e fieri come non mai c'e un etnia che da tempo lotta aspramente contro le milizie BIRMANE che lotta contro le egemonie dei potenti stati confinanti e non solo,le grandi multinazionali americane e europee.
Vorrei essere un Barbiere.
Perche???
Perche' al Lunedi i barbieri non lavorano !!!!!!
Su facciamoci forza e con 2 caffe' stamattina siamo qui,il sonno impera come sempre ma mi sento molto positivo oggi forse perche' la gobba ha perso???? siiiiiiiiii e domenica gioca a Roma???? siiiiiiiiiiiiiiiii e poi c'e il derby???? SIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII.
Quindi il calcio ha dato il suo contributo al week end diciamo l'unica nota positiva il resto tutto e' trascorso tra fare il papi-sitter con daniel come sempre relax e tv......non e' il massimo lo so ma io godo nel dolce far niente quindi ciucciatemi il calzino.
Siamo tornati alla normalita',dopo il solito week di riposo e fancazzismo assoluto si riparte con la seconda settimana di lavoro.
Un week sportivo tra calcio rugby pallavolo basket e formula 1,fra questi solo il rugby mi interessava piu' di tutti ma la partita in questione offriva ben pochi spunti agonistici visto le due squadre a confronto ITALIA e ALL BLACKS un po come dire BRASILE - SAN MARINO,ma per un appassionato come me e' un appuntamento che non si puo' mancare.
Facciamo un salto indietro torniamo a Giovedi' che mi ha visto provare le brezza di una gastroscopia nulla di che non e' certo un operazione al cervello,comunque sia non lo auguro a nessuno quel tubo che ti scende nello stomaco passando dalla gola da una sensazione di soffocamento,un po come quando ci si strozza con del cibo,solo che non va giu con un bicchiere d'acqua ma resta li per molti minuti e vi assicuro che non e' bello.
Preso dall'esperienza Gastro-intestinale nel pomeriggio per tirarmi su il morale e un po stuzzicato dalle lamentele di mio padre siamo andati a comprare il benedetto televisore,gia perche' il vecchio telefunken molto bello e grande per carita' ma ormai vecchiotto e con il suo tasto di spegnimento rotto,telecomando distrutto e altre chicche qua e la ormai gridava pieta',preso la palla al balzo e il buon umore del babbo via 5 minuti per pensarci et voila' LCD 32" nuovo gia montato e settato,spero in una serata libera con genitori fuori di casa per godermi qualche film in DVD come si deve oppure un bel partitone o filmone su SKY,allora mi preparero' come FANTOZZI birrona gelata,frittatona di cipolla e rutto libero.
Questo e' il resoconto misero come sempre del week,per il resto mille pensieri che navigano in una mente sempre piu' confusa,tanta instabilita' e poche certezze mi rendono molto materialista e cosi spese pazze,stadio,e piccole altre cose servono per dare quel poco di adrenalina.
A presto sul resoconto di CUBA parte 2 nel frattempo se volete vedervi le foto:
http://lalabel70.interfree.it
Nan's Song Lyrics
Artist(Band):Robbie Williams
(R. Williams)
You said when you'd die that you'd walk
with me everyday
And I'd start to cry and say please don't talk that way
With the blink of an eye the lord came
and asked you to leave
You went to a better place but He stole you
away from me
And now she lives in heaven
But i know they let her out
To take care of me
There's a strange kind of light
Caressing me tonight
Pray silence my fears she is near
Bringing heaven down here
I miss your love i miss your touch
But I'm feeling you everyday
And i can almost hear you say
"You've come along way baby"
And now you live in heaven
But i know they let you out
To take care of me
There's a strange kind of light
In my bedroom tonight
Prayer silence my fears she is near
Bringing heaven down here
You taught me kings and queens
While stroking my hair
In my darkest hour I know you are there
Kneeling down beside me
Whispering my prayer
Yes there's a strange kind of light
Caressing me tonight
Pray silence my fear
She is near
Bringing heaven down here
The next time that we meet
I will bow at her feet
And say wasn't life sweet
Then we'll prepare
To take heaven down there
Quando una canzone ti entra dentro e vorresti prendere in mano una chitarra e strimppellare queste note.....
Me sento cosi':
“Er cavaliere bianco e er cavaliere nero fanno a duello, er cavaliere nero ammazza er cavaliere bianco. Mo er cavaliere bianco c’aveva tre fii, tutti e tre sfidano er cavaliere nero, ma er cavaliere nero t’ammazza tutti e tre. Mo sti tre fii c’avevano tre fii per uno; tutti e nove sfidano er cavaliere nero, ma er cavaliere nero t’ammazza tutti e nove. Mo sti nove fii c’avevano tre fii per uno; tutti e ventisette sfidano er cavaliere nero, ma er cavaliere nero t’ammazza tutti e ventisette! Mo sti ventisette fii c’avevano tre fii per uno…”
“Va bene basta abbiamo capito, dimmi la morale di questa storia…”
“Che ar cavaliere nero nun je devi cacà er cazzooooo!!!!!”
Eccomi qui ritornato finalmente in patria.
Dopo tanta confusione sulla scelta delle vacanze io mio cugina e un amica abbiamo scelto Cuba,credevo fosse quella migliore in alternativa all'America.
Mai scelta fu' peggiore mannaggia a me!!!!!!!!!!
Partenza da Malpensa Venerdi 17 con una linea aerea strana Air Italy.......dopo 2 ore di attesa sulla pista decolliamo,ma senza prima aver riso e lasciati sbigottiti i 300 passeggeri il mitico Capitano dell'aereo in stile littizzetto al maschile........il primo ufficiale che sento parlare in quel modo.....dalla serie <<no cioe' adesso mi chiamano forse tra 10 minuti partiamo,no cioe' c'e traffico>> O_O cosaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa ma come parla questo???????? sembrava un dialogo al telefono tra me e un mio amico.
Dopo tante traversie come si parte sul serio e via rotta sull'HAVANA !!!!!!!
10-11 ore si arriva su Cuba ma come per incantesimo il mitico capitano ritorna.
<<no abbiamo un problema c'e un po ti temporale 10 minuti e forse atteriamo>>
O_O namo bene........
Sorvoliamo l'HABANA per 1 ora....e finalmente tocchiamo il suolo ma nn finisce qui.
All'inizio vi ho parlato della compagnia aerea AIR ITALY gia chi sono questi?????Ancora nn ho scoperto nulla su di loro basta dire che il Boeing 767 sulla quale ho viaggiato aveva come sedili quelli di un bus......e per uno come me alto 1.80 e' statao un dramma viaggiare in quelle condizioni,tutte quelle ore senza chiudere occhio un viaggio tremendo ma non finisce qui.
Atterrati in questo nuovo mondo abbiamo qualche difficolta' nel trovare le borse perche' nella terra Socialista non esistono indicazioni ne monitor che segnalano il volo quindi ci siamo arrivati solo per culo a capire che in quel nastro potevano esserci le nostre borse.....fiuuuu' vabbe andiamo e raggiungiamo le mitiche guide che con cartelli di benvenuto ci aspettano alle uscite.
Una premessa prima del viaggio ci era stato detto che l'albergo stava a 20 minuti dall'aeroporto,ma come per magia e visto che il volo non era stato gia abbastanza duro la guida ci dice 2-3 ore e sarete in hotel.............
O_O cosaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa????????????????? ma siete scemi?????? tenete conto che erano le 20.00 ed eravamo partiti da casa alle 6.00 e imbarcati alle 11.00 quindi ne avevamo gia abastanza di ore di viaggio.
Saliamo sul torpedone con aria condizionata a manetta (un abitue' per i cubani tenere il condizionatore a -18°) e dopo 2 minuti crolliamo in un sonno comatoso.
Ci risvegliamo magicamente davanti al Resort Brisas del Caribe,il viaggio come da Torino a Verona 3 ore di pullman terribili aiutati fortunatamente da un sonno che e' stato una manna dal cielo chi avrebbe resistito 3 ore seduto dopo un viaggio cosi'.
Comunque raggiungiamo le camere dove finalmente possiamo lavarci e stenderci liberamente dopo un travaglio di 17-18 ore.
La vacanza e' passata tra una diciamo buona compagnia di 10-15 persone ragazzi italiani con la quale abbiamo condiviso spiaggia e viaggi nell'isola a suon di pesos convertible ovvero moneta coniata dal buon socialista Fidel Castro per i poveri turisti al cambio paro paro col dollaro 1-1 mentre la moneta locale il pesos cubano vale solo la 25 esima parte del euro-dollaro.Riassumendo questo comporta una spesa esagerata ad ogni cosa fatta al di fuori del resort che era comunque coperto da un buon All-inclusive per fortuna ma i taxi obbligatori per mettere piede fuori e bevande e gite e spostamenti vari sempre al costo variabile di euri euri euri.......meno male che siamo in un paese del terzo mondo e comunista alla faccia.......
Un resoconto finale mi e' difficile farlo io sono molto pignolo e cagacazzo su certe cose,il viaggio mio quest'anno dovevano essere gli Stati Uniti invece mi sono ritrovato in un paese di merda che di buono ci ha offerto solo il mare,ne l'Havana ne le altre incursioni che si potevano fare (alla modica cifra di 80 euro in su) meritano una nota,Cuba non offre niente di speciale e' il paradiso dei puttanieri e tale rimane,se vuoi scopare con donne mediamente brutte ma facili molto facili ovviamente a pagamento beh Cuba come la thailandia e il brasile offrono parecchia merce,per il resto beh signori cercatevi un altra meta.
TO BE CONTINUED
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